Oggi è conosciuto in tutto il mondo come un pionieristico esempio di applicazione tecnologica di un principio naturale: parliamo della pittura per facciate Lotusan®. La sua superficie è stata sviluppata prendendo a modello la pianta di loto: le sue innumerevoli minuscole scanalature fanno defluire l'acqua. È così che viene svolta una delle principali funzionalità delle facciate: la gestione dell’umidità. Condensa, pioggia e nebbia non aderiscono alla superficie ma si raccolgono in gocce che scivolano via – e con esse anche le piccole particelle di sporco. Alghe e funghi non trovano nutrimento e la facciata conserva il proprio aspetto nel tempo.

Facciate pulite più a lungo
Le gocce d'acqua non aderiscono alla superficie
Protezione naturale
Alghe e funghi non trovano nutrimento
Regolazione dell’umidità
La capacità autopulente garantisce una protezione attiva dagli agenti atmosferici
X-black Technology
Disponibile anche nella variante con protezione contro il surriscaldamento solare
Libertà di realizzazione
Libertà creativa senza limitazione
Disponibile anche come intonaco
StoLotusan® – Intonaco di finitura con Lotus-Effect® Technology

Professor Barthlott, come ha scoperto il Lotus-Effect?
Erano gli anni ‘70, ero un giovane dottorando di biologia e assistente ricercatore all’Università di Heidelberg. Erano appena usciti sul mercato i primi microscopi a scansione elettronica. Lo trovai stupendo, dato che utilizzandoli potevo riconoscere e sistematizzare le microstrutture delle piante. Si scoprì ad esempio che i cactus sono imparentati con i garofani [...]
Raccolsi così alcune foglie dalle serre. Per una buona scansione al microscopio elettronico le foglie devono essere pulite – prive di sporco, polvere o incrostazioni da residui di innaffiatura. E così me ne accorsi: c’erano foglie che non dovevo pulire, mentre altre sì. Eppure, venivano dalla stessa serra, una accanto all’altra.

Il motivo di questa particolarità era nella superficie microstrutturata autopulente. Ha ricevuto molti riconoscimenti per questa scoperta. Perché è rimasta così impressa?
Perché è stato completamente inaspettato. Nessuno scienziato sapeva del Lotus-Effect, né i biologi né i fisici, che avevano solo una teoria ma nessuna superficie reale e nemmeno un prodotto. Ha un incredibile potenziale economico perché è efficace ed era relativamente facile da replicare a livello tecnico. Ed è anche interessante dal punto di vista ambientale. Oggi sostituisce molti agenti chimici perché le superfici di una vasta gamma di industrie sono ispirate alla pianta di loto.
La pittura per facciate Lotusan® è l’esempio più noto. È orgoglioso di questa proficua collaborazione con Sto?
Sono ancora particolarmente fiero della scoperta e dello sviluppo di Lotusan®. Ma sono particolarmente lieto anche che Sto abbia colto appieno il principio della bionica: ricercare soluzioni osservando la natura. Allo stesso modo, Sto ha preso ad esempio il carapace del coleottero delle nebbie per un’altra pittura bionica.
Le pitture per facciate della Generazione iQ – Intelligent Technology hanno caratteristiche particolari: le superfici si proteggono in modo naturale da pioggia, sporco, sbiadimento, surriscaldamento e altro. E lo fanno senza ricorrere a trattamenti biocidi. Oltre 160 collaboratori del dipartimento Ricerca e Sviluppo di Sto realizzano ogni giorno queste innovazioni ecocompatibili. Ben il 3% del fatturato è dedicato a questo ambito.
